Alessandro Giampaoli nasce a Pesaro nel 1972.
Dopo gli studi classici inizia il suo percorso di ricerca nel
campo delle arti visive, dedicandosi a disegno e pittura, fino
alla scoperta della fotografia. L'esercizio pittorico lascia
tuttavia una traccia significativa nel suo modo di interpretare
e concepire il linguaggio fotografico. Diplomatosi
all'Accademia di Belle Arti di Urbino, intensifica l'attività,
sperimentando nuove tecniche nella produzione artistica.
Negli anni seguenti è a Milano, dove completa il suo percorso
formativo all'Istituto Europeo di Design. In questa fase si
allontana dal colore, privilegiando il bianco e nero per i suoi
scatti. La sua ricerca, in cui è centrale una "poetica della
ricerca di identità", è votata all'interiorità, alla complessa
stratificazione di pensiero e sentimento: immagini evocative,
rarefatte, che vivono di lunghi silenzi, in un tempo sospeso.
Nel 2000 tiene la prima personale, seguita da numerose
esposizioni in gallerie d'arte e spazi istituzionali. Le sue
fotografie pubblicate in libri, cataloghi, riviste, hanno
ottenuto vari riconoscimenti internazionali.
Vive e lavora tra Pesaro e Milano.
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deiwo
L'antropologia culturale testimonia la continua ricerca di Luce nel
cammino dell'uomo: la simbologia della luce, spesso intesa come
aspirazione umana ad una perfezione "superiore", ha attraversato
infatti tutte le civiltà. Da sempre la luce è veicolo di conoscenza,
simbolo di trascendenza, rappresentazione visibile dell'invisibile.
Tale concetto è ben illustrato dall'origine del termine stesso
"divinità", la cui radice indoeuropea, deiwo, significa "emettere
luce". Ecco che l'irradiazione diventa processo di divinizzazione,
liberazione dalla materia e trasformazione in essere di luce;
quindi fusione con l'Assoluto. L'apertura alla luce, intesa come
esperienza interiore, allontana le ombre della natura umana per
lasciare spazio ad una più chiara visione della vita e dell'armonia
che regola l'universo. Nella serie Deiwo la luce è rappresentata
da un bianco abbagliante, che unifica la totalità dello spazio,
cancellando quasi completamente la percezione della corporeità.
Il bianco simboleggia il passaggio verso qualcosa di nuovo, un
nuovo stato di coscienza, un processo di purificazione, superando
l'ambiguità della natura umana e il dualismo insito in essa. Tuttavia
tale cambiamento di stato implica una rinuncia: l'annullamento
identitario, lo svuotamento e l'adesione ad una perfezione totale
ed uniformante.L'umanità si misura quindi con i propri limiti,
diviene unità di misura dello spazio e del tempo, in un solitario
confronto interiore con un assoluto che rimane apparentemente
irraggiungibile. L'accettazione dell'incompiutezza rimane forse
l'unica via percorribile. Restano macchie di umanità a contaminare
una purezza idealizzata.
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