ANDROPOCEO

di Gianluca Marziani

La pittura recente si alleggerisce, perde peso specifico, scivola tra misteriosi galleggiamenti e sospensioni aeree della materia formale. Sia chiaro, non si tratta di sottrazione del senso e dei valori concettuali, al contrario il diradarsi gestisce il contenuto attraverso un (di)segno dai modi più liquidi o gassosi. Accade ormai di frequente che gli approcci al dipingere dialoghino con la natura primaria del disegno, con quel modello perimetrale che esalta le superfici lungo la pura dimensione del vuoto (ricreato con il bianco o qualsiasi monocromia del fondale). Era da tempo che pittura e disegno non tessevano un dialogo così empatico, fatto di esili distanze che si trasformano in armonia filologica dei linguaggi. Scompare la vecchia dicotomia tra due modelli espressivi che invece si appartengono per natura atavica. Oggi lo scheletro del disegno entra nel sistema muscolare della pittura, alimentando la circolazione energetica delle varie figurazioni. Se la pittura attuale vive momenti felici, parte del merito va riconosciuto alla linfa rigeneratrice del disegno. Diversi artisti esprimono posizioni ibride tra matita e pennello, dissolvendo il conflitto in una miscela dove disegnare e dipingere si combinano, senza alcuno stallo o forzatura disordinata.

Il disegno dipinge...
La pittura disegna...

Andrea Silicati è un artista che ascolta, assorbe e metabolizza in modo fluido. Non è così normale che un giovane autore ponga l'orecchio interiore nello stato di recettiva umiltà. E non considerate ovvio che artisti in fase iniziale capiscano il valore del confronto, l'importanza degli errori che diventano, se ben assorbiti, consapevolezza del passaggio in avanti. Con Silicati ho notato un doppio registro dalla chiara gestione interiore: da una parte la certezza del proprio approccio estetico, dall'altra la coscienza del punto interrogativo, del dubbio dopo ogni parziale certezza. Si cresce solo in questa maniera, lungo la vertigine della continua scoperta, della ricerca senza punti terminali. La personale di Senigallia arriva dopo un 2009 dove il nostro dialogo è stato portatore sano di spostamenti. Le evoluzioni sono sul catalogo e in mostra: scoprirete motivi sovrapposti, soluzioni e dissoluzioni, autobiografia, ossessioni. Ma soprattutto, "ascolterete" un dipingere riconoscibile che profuma di personalità e futuro.

L'approccio di Silicati rispecchia, da un punto di vista costruttivo, l'attitudine bifocale del suo sguardo interiore. Mi spiego meglio e cito l'incontro tra Oriente ed Occidente, uno dei momenti cruciali su cui le culture odierne ricercano la fatidica armonia globale. Da una parte ecco i valori riflessivi di un Oriente lento, meditativo, olistico, bioenergetico... dall'altra ecco i valori propulsivi di un Occidente frenetico, tecnologico, scientifico... Le due dimensioni si portano appresso pregi e difetti, quasi ovvio ribadirlo, altrimenti tutti sceglieremmo l'eden nirvanico di una realtà privilegiata. Mettiamola così: se le culture orientali (diverse tra loro ma unite da alcune linee emotive e procedurali) hanno i loro problemi socioculturali da risolvere, anche le culture occidentali hanno grandi meriti, ad esempio nel movimento scientifico o nello sviluppo del pensiero moderno. Come sempre accade davanti ad una dicotomia sotto analisi, bisogna prendere il meglio e scartare il peggio, cercando la combinazione tra i migliori elementi "altri" e i valori saldi di cui siamo portatori (anche qui lavorando sul meglio che la nostra cultura possa offrirci). Silicati dipinge sul crinale fluido della combinazione transculturale, dove Oriente e Occidente occupano la geografia delle soluzioni entropiche. Non vedrete citazioni dirette in un senso o nell'altro, però sentirete odori meticci, atmosfere ambivalenti, nomadismi, disvelamenti. Capirete facilmente che l'artista marchigiano cammina sul diaframma sottile tra realtà opposte, nel punto mediano in cui il silenzio della distanza si trasforma nel linguaggio della compresenza.

La dicotomia armonica è il vero diapason che batte il tempo delle opere. Nettezza e trasparenza, densità e leggerezza, pieni e vuoti, accensioni e spegnimenti: sul quadro si distende la pacificazione degli opposti, il ritmo dialettico della fusione, una specie di armonia silenziosa che dilaga attorno ai corpi umani e ai frammenti botanici, ai teschi e alle posture. Il corpo mostra la sua evidenza occidentale, quel misto di sacralità ed eros che ci è stato tramandato da secoli di statuaria e pittura. Le figure attendono, ascoltano, guardano: sono la moltiplicazione "indebita" dell'artista stesso, incarnano la sua attitudine bifocale che vive di sogno e realtà, opera e ambizione, verità e utopia. Al contempo, l'archetipo del corpo incrocia motivi floreali, arpeggi botanici, flussi verdi che digeriscono il colore espressivo, le campiture monolitiche, la liquidità a macchie. L'approdo orientale vive, invece, attraverso il paesaggio impossibile e la rottura prospettica, nel galleggiamento fisico tra botanica e lampi cromatici. Senti il valore catartico dello Shunga (l'antica arte giapponese delle stampe a carattere erotico), l'energia meditativa degli spazi svuotati, la valenza plastica del corpo olistico e del mondo spirituale. Un'attitudine, quella verso Oriente, che si completa nell'impianto tecnico delle superfici e dello stile: lo capirete guardando la vita acquatica dei perimetri disegnati, la fluidità dei colori, il peso vibrante dei vuoti apparenti, la tenacia del bianco. Silicati mette la spiritualità al servizio della carne, senza forzatura espressiva, senza che si percepisca la tensione della differenza. L'opera esprime una profonda eleganza meticcia, quel misto di passione ed estasi, urlo e silenzio dentro le radici "classiche" del dipingere.

Oriente ed Occidente si conoscono, dialogano, rivelano...

La riprova ultima di una dicotomia sanata riecheggia nelle ambivalenze semantiche dei soggetti. Ci sono opere che dichiarano morbide astrazioni e poi rivelano la loro reale figurazione; altre, invece, che rigirano le ovvietà figurative in atti ambigui, moltiplicandone il senso estetico e il significato finale. Sovrapposizioni e dissolvenze creano, infatti, quel mistero alchemico che si accende in maniera progressiva, verso molteplici soluzioni tra sguardo, cervello e cuore. Le dicotomie di Silicati hanno la portata del disegno aperto, una tessitura diseguale che parla l'esperanto della visione contemporanea.

Uomo e Natura: il cerchio vitruviano di Silicati esprime la sua fluidità nell'elegante dialogo tra questi due elementi. Il corpo e la flora botanica galleggiano nella dimensione visionaria del diario interiore. Le pagine bianche di un ideale taccuino riguardano, infatti, le superfici utilizzate: e lì sopra prende forma lo sguardo "biologico" dell'artista, fatto di attenzioni al tipo di pigmenti e materiali, alle reazioni chimiche, alle posture elementari dei soggetti, ai loro gesti universali, ai modi figurativi che ricreano quel fatidico mistero chiamato essere umano.

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Galleria Portfolio artecontemporanea
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